GeForce 621.01: Nvidia elimina l’attesa degli shader

Nvidia ha pubblicato il driver GeForce 621.01 WHQL per Windows 10 e Windows 11 a 64 bit, ma il numero di versione racconta poco. La novità che pesa è Advanced Shader Delivery, in arrivo su Call of Duty: Modern Warfare 4 e Gears of War: E-Day: il driver scarica shader precompilati già abbinati alla configurazione hardware e driver di ogni giocatore. Sparisce l'attesa della prima compilazione, cala lo stuttering: cambia cosa succede prima del gameplay, non solo durante.

Advanced Shader Delivery: cosa cambia al primo avvio

Advanced Shader Delivery è il sistema Microsoft che fornisce al driver shader già compilati, scaricati in base alla configurazione hardware e al driver di ciascun giocatore. In pratica elimina la compilazione iniziale e riduce lo stuttering in gioco. In 621.01 arriva su due titoli: Call of Duty: Modern Warfare 4 e Gears of War: E-Day.

Su Modern Warfare 4 il pacchetto aggiunge anche il nuovo modello DLSS Frame Generation su GPU RTX 40 e RTX 50. Il quadro completo per il titolo: Early Access dal 16 ottobre 2026, DMZ Early Access dal 18 ottobre, lancio globale con multiplayer il 23 ottobre 2026. In tutte le modalità DLSS Super Resolution accelera il gioco; su RTX 40 si attiva Frame Generation, su RTX 50 la DLSS Dynamic Multi Frame Generation con moltiplicazione fino a 6X. NVIDIA Reflex resta disponibile su tutte le GeForce RTX.

Phantom Blade Zero, Cyberpunk 2077 e le altre partite

Il driver 621.01 è certificato Game Ready per cinque giochi e relativi aggiornamenti che sfruttano DLSS e tecnologie RTX: Phantom Blade Zero, Call of Duty: Modern Warfare 4, NBA 2K27, Cyberpunk 2077 e Crimson Desert Enhanced: Charting the Unknown. Le integrazioni non si limitano ai profili: in più casi cambiano i modelli AI sottostanti.

  • Phantom Blade Zero — lancio il 28 ottobre 2026 per dispositivi GeForce RTX e RTX Spark; DLSS 4.5 con Dynamic Multi Frame Generation e Ray Reconstruction sul path tracing esclusivo PC.
  • Cyberpunk 2077 — update 2.5 il 22 ottobre 2026: l'intera suite DLSS passa alla 4.5, si aggiunge DLSS Dynamic Multi Frame Generation, mentre Multi Frame Generation, Ray Reconstruction e Super Resolution passano ai modelli AI di seconda generazione.
  • NBA 2K27 — l'update Season 2 introduce un nuovo modello DLSS 5 più efficiente, fino a 1,4X di frame rate in più su RTX 50, RTX Spark laptop e GeForce NOW; il modello è ora 10X più veloce della versione mostrata a marzo.
  • Planet Zoo 2 — un update successivo al lancio ha aggiunto DLSS 4.5 con Dynamic Multi Frame Generation e Super Resolution, margine per attivare riflessi, ombre e illuminazione globale ray-traced.
  • THE FINALS PRIME TIME — l'update annuale porta RTXGI con ray tracing hardware; le integrazioni DLSS si aggiornano ai modelli più recenti tramite NVIDIA app.

Dai crash ai monitor 360 Hz: i bug corretti

Il driver risolve tre crash di gioco e quattro problemi generali, senza issue aperte segnalate nelle note di rilascio riportate da Guru3D. Per chi ha un pannello veloce o un notebook ASUS, sono correzioni che si notano subito.

Scheda grafica e monitor con flussi di luce che simboleggiano gli shader precompilati dei driver GeForce
Il nuovo driver GeForce scarica in anticipo gli shader, eliminando l'attesa al primo avvio dei giochi.
ProblemaDettaglio
Wuthering WavesCrash durante il gioco con filtri NVIDIA Freestyle e DLSS Frame Generation attivi
Star CitizenCrash con API Vulkan
Surviving Mars: RelaunchedCrash dopo l'aggiornamento ai driver R595
Monitor QHD 360 HzFlash nero occasionali durante il gioco
G-SYNC Pulsar 360 HzFrame rate che scende a 320 FPS
Meta Horizon LinkStreaming che si blocca via USB
Notebook ASUSDimming intermittente dopo i driver R615

Il pacchetto: 990 MB o 651 MB? Le fonti divergono

Le schede di download non concordano sulla dimensione del file. TechSpot indica 990 MB per l'eseguibile desktop internazionale DCH; Guru3D riporta 651 MB nel campo "File Size" ma 991 MB come dimensione approssimativa del download nella stessa pagina. Il calcolo aiuta a capire quale cifra regge: 990 meno 651 fa 339 MB; il valore più basso (651 MB) è inferiore del 34% rispetto a 990 MB (339/990 ≈ 0,34); in senso inverso, 990 MB supera 651 MB del 52%. Poiché Guru3D stesso conferma 991 MB nella descrizione, la discrepanza sembra interna alla scheda più che tra testate.

Resta una seconda divergenza, sui driver incriminati per il dimming dei notebook ASUS: TechSpot e Guru3D indicano R615, Wccftech scrive R620. Due versioni diverse per lo stesso bugfix.

Un numero che, letto insieme alle date, dice molto: il driver esce il 21 ottobre 2026, due giorni prima del lancio globale di Modern Warfare 4 e a una settimana dall'arrivo di Phantom Blade Zero.

Cosa cambia per chi aggiorna

L'implicazione operativa è temporale, non tecnica. Chi gioca Modern Warfare 4 dal 23 ottobre ha un motivo concreto per installare 621.01 prima di quella data: con Advanced Shader Delivery il driver scarica shader precompilati già abbinati all'hardware e al driver, eliminando l'attesa iniziale e riducendo gli scatti. Per Cyberpunk 2077 con la 2.5 dal 22 e Phantom Blade Zero dal 28, il motivo per aggiornare è invece DLSS 4.5 con Dynamic Multi Frame Generation. Chi ha un pannello QHD a 360 Hz o un notebook ASUS colpito dal dimming trova nel pacchetto una correzione mirata, non un generico "stability improvement". Il resto — profili di gioco, modelli DLSS aggiornati — passa comunque dal fatto che molti di questi titoli aggiornano le proprie integrazioni lato software: il driver abilita, il gioco consegna.

La vera misura del salto non sarà il numero di versioni, ma quanto si accorcia il tempo tra il click su "gioca" e il primo fotogramma.

Fonti

Core Ultra 9 4995HX, il flagship mobile arriva a 28 core

Il vertice della prossima generazione mobile Intel si gioca sul conteggio core: 28 core per il Core Ultra 9 4995HX, appena 16 per il Core Ultra 9 4970H. Le due configurazioni, trapelate e mai confermate da Intel, disegnano due laptop con impostazioni molto diverse: una macchina da workstation con GPU discreta prevista e una che si affida alla grafica integrata da 12 core Xe3P. La differenza tra HX e H sarebbe, in una lettura possibile, non più solo una questione di watt, ma di architettura della piattaforma. Con un'avvertenza che segnala Guru3D: il numero di core, da solo, non stabilisce le prestazioni.

Il 4995HX spinge il conteggio core a 28

Il Core Ultra 9 4995HX è il modello di punta della famiglia Nova Lake-HX secondo le specifiche trapelate: 8 P-core Coyote Cove, 16 E-core Arctic Wolf e 4 LP-E core, sempre su architettura Arctic Wolf, per un totale di 28 core e 28 thread. La GPU integrata si ferma a 2 core Xe3. Intel non ha confermato né il nome né la configurazione.

La configurazione arriva dal post del 17 ottobre 2026 del leaker Jaykihn. Il chip viene descritto come una replica del compute tile singolo delle varianti desktop: Nova Lake-HX esisterebbe solo in versioni a singolo compute tile, mentre i desktop arrivano fino a 52 core in configurazioni dual compute tile. Sullo stesso die è indicata una cache BFC o bLLC fino a 144 MB, anche questa tutta da verificare.

SKU (trapelato)Core CPUMix P + E + LP-EiGPUFamiglia
Core Ultra 9 4995HX288 + 16 + 42 core Xe3Nova Lake-HX
Core Ultra 9 4970H164 + 8 + 4fino a 12 core Xe3PNova Lake-H

Il 4970H resta a 16 core e punta sulla iGPU

Il Core Ultra 9 4970H è il modello di fascia alta della famiglia Nova Lake-H: 4 P-core + 8 E-core + 4 LP-E core, quindi 16 core, affiancati da una iGPU fino a 12 core Xe3P, per una combinazione complessiva di 4+8+4+12. Il conteggio CPU resta identico a quello degli attuali chip Panther Lake-H, mentre la parte grafica integrata cambia passo.

Il contesto delle due famiglie è chiaro: Nova Lake-HX succederà ad Arrow Lake, cioè alla serie Core Ultra 200HX, mentre Nova Lake-H prenderà il posto di Panther Lake, la serie Core Ultra 300H. Entrambe finiranno sotto il cappello Core Ultra 4000. Per chi non vuole o non può permettersi una GPU discreta, la variante H potrebbe essere quella che porta a casa il guadagno più tangibile, perché sull'HX la grafica integrata resta un punto debole.

La forbice di potenza: 55-160 W per l'HX, 28-115 W per l'H

Gli intervalli di potenza ipotizzati sono molto ampi: 55-160 W per la famiglia Nova Lake-HX e 28-115 W per la Nova Lake-H. Non sono TDP confermati, ma probabilmente involucri di piattaforma che descrivono progetti e sistemi di raffreddamento diversi.

Processore mobile con architettura a molti core montato su una scheda madre di laptop di nuova generazione
Il nuovo flagship mobile Intel punta sul numero di core, ma l'architettura della piattaforma fa la differenza.

La forbice HX, letta come rapporto, copre un fattore di circa 2,9 volte tra il minimo e il massimo (160 diviso 55); quella H si allarga ulteriormente, a circa 4,1 volte (115 diviso 28). Tradotto: gli stessi numeri descrivono un laptop da gaming più spesso e una macchina da workstation compatta, non un singolo prodotto. Il monito è di non leggere questi valori come TDP certificati né di dare per scontato che un portatile sostenga il valore massimo a lungo.

Sul fronte produttivo, il compute tile è attribuito al processo TSMC N2P con dimensioni di 14,8 x 6,6 mm, pari a circa 97,7 mm² (14,8 moltiplicato per 6,6 dà 97,68). I primi sample sarebbero stati realizzati a 18A-P, ma le unità retail finali sarebbero sempre state destinate al nodo esterno. Le misure non sono state validate in modo indipendente.

Xe3 o Xe3P? Le fonti non concordano

La GPU del 4995HX è indicata come 2 core Xe3, quella del 4970H fino a 12 core Xe3P. La distinzione tra le due sigle non è però trattata allo stesso modo dalle testate che hanno ripreso l'indiscrezione.

OC3D scrive che entrambi i modelli avranno la nuova architettura grafica Xe3P; la configurazione trapelata assegna invece 2 core Xe3 al flagship, mentre Guru3D e Wccftech riportano entrambi "Xe3" per il 4995HX e "Xe3P" per il 4970H. La discrepanza non è marginale: due soli core grafici su un chip con un intervallo stimato fino a 160 W hanno senso in accoppiata con una GPU discreta, ed è esattamente il posizionamento descritto per la linea HX.

Cosa cambia per chi compra un laptop HX

Il salto tra i due modelli si misura facilmente: 28 core contro 16 significa 12 core in più, cioè il 75% in più di risorse CPU (28 diviso 16 fa 1,75). Dentro il 4995HX i 4 LP-E pesano il 14,3% del totale (4 su 28) e i 16 E-core il 57,1%: la maggioranza dei core è a basso consumo, il che lascia pensare che il mix sia orientato più all'efficienza che alle prestazioni elevate. Sul fronte grafico il rapporto si ribalta: 12 core Xe3P contro 2 Xe3, vale a dire sei volte tanto.

Per chi assembla o acquista una macchina di questa categoria la conseguenza è pratica. Un H, con gli stessi 16 core di Panther Lake-H e una iGPU da 12 core Xe3P con architettura nuova, sembra indicato per chi vuole una macchina che si affidi alla grafica integrata. I primi portatili con Nova Lake-H e HX sono attesi intorno al CES 2027, ma Intel non ha annunciato alcuna data di lancio.

La differenza tra i due chip, in fondo, potrebbe non essere fatta dai core sulla scheda tecnica: conterebbe il numero di quei 28 che restano a pieno regime sotto carico sostenuto, che potrebbe essere il punto in cui il vantaggio del flagship si riduce.

Fonti

Gigabyte Z990: 24 modelli registrati per Intel Nova Lake

Gigabyte ha depositato nel database dell'Unione Economica Eurasiatica i nomi di 24 modelli di schede madri Z990 destinate alle future CPU Intel Nova Lake, distribuiti su 40 voci prima della pulizia dei duplicati. Non è un annuncio commerciale né anticipa specifiche, ma dice qualcosa di concreto: la preparazione della nuova piattaforma è già in corso e copre ogni fascia di prezzo e formato. Per chi ha in programma un upgrade del PC, la conseguenza è ipotetica: se il socket LGA1954 sarà confermato, comprare oggi una scheda potrebbe significare ricomprare anche la CPU.

Quaranta voci, ventiquattro modelli: i numeri delle registrazioni

Le registrazioni conteggiano 40 nomi di schede Z990 che, una volta rimossi i duplicati, scendono a 24 modelli distinti. La differenza tra 40 voci e 24 modelli può essere letta come la stessa lista prima e dopo il filtro. La differenza tra 40 voci e 24 modelli è la deduplicazione: Club386 collega esplicitamente la riduzione da 40 a 24 alla rimozione dei duplicati. Guru3D, citando IT Home, parla di più di 20 nomi di modelli, un dato compatibile con i 24 modelli finali indicati da Club386 e Overclock3D.

Il calcolo è elementare e chiarisce l'ordine di grandezza: 40 voci meno 24 modelli lasciano 16 registrazioni in eccesso, cioè il 40% del totale, con una media di 1,67 nomi per modello. Nel medesimo deposito compaiono anche alcune schede B760, fuori dal perimetro Z990 e quindi escluse dal conteggio. Resta il fatto che una registrazione EEC è un atto amministrativo: dimostra la preparazione, non conferma specifiche, tempi di lancio o che ogni modello registrato arrivi davvero sugli scaffali.

Dalla AORUS Xtreme alla DS3H: come si distribuisce la gamma

Le registrazioni riportano formato ATX, micro-ATX e mini-ITX, con l'indicazione che possa esserci anche una E-ATX. La corrispondenza tra sigla e formato è però una lettura basata sulla nomenclatura esistente, non una specifica dichiarata.

FormatoModelli indicati
E-ATXAORUS Z990 Xtreme (ipotesi basata sulla nomenclatura)
ATXMaggioranza della gamma secondo Club386, senza assegnazione dei singoli modelli
micro-ATXZ990M Elite WiFi 7
mini-ITXZ990 I Pro
Formato non indicato dalle fontiAERO Wood, Aero Dark Wood, Stealth Duo X

Diversi nomi includono Wi-Fi 7, segnalando che la connettività wireless di ultima generazione diventa parte della denominazione commerciale e non solo una voce nel datasheet. Tornano anche le finiture in legno della serie AERO Wood, affiancate da una variante Aero Dark Wood, mentre la Stealth Duo X è associata ai connettori rivolti verso il retro della scheda, la soluzione pensata per i case con cablaggio posteriore.

DUO X e CQDIMM: cosa dicono i nomi (e cosa no)

Il suffisso DUO X ricorre in più voci e secondo IT Home potrebbe indicare schede con due soli slot di memoria, un modulo per canale: una configurazione tipica delle motherboard da overclock della RAM, cui si aggiunge l'ipotesi di compatibilità con i moduli CQDIMM. Nessuno dei due dettagli è confermato da Gigabyte: sono ipotesi ricavate dalla nomenclatura, e vanno trattate come tali.

Scheda madre per PC desktop su scrivania chiara, con socket CPU in primo piano: la nuova piattaforma Intel Nova Lake
Le nuove schede madri Z990 preparano il terreno al socket LGA1954 della futura piattaforma Intel Nova Lake.

Vale lo stesso per il resto della lista. Le registrazioni non rivelano caratteristiche del chipset né layout dei componenti; l'unico elemento strutturale ricavabile è la volontà di presidiare più formati e più budget, invece di puntare tutto su una singola scheda di punta. I nomi dei modelli, inoltre, possono cambiare prima del debutto: i database di registrazione contengono anche prodotti rinviati, rinominati o mai arrivati sul mercato.

LGA1954 e il rebus del socket

Sul socket l'unica fonte è OC3D; Guru3D non conferma né smentisce. Overclock3D indica LGA1954 come nuovo socket delle schede Z990 compatibili con Nova Lake; la ricostruzione di Guru3D è più cauta e precisa che al momento non esistono informazioni confermate su compatibilità del socket, generazione di memoria, configurazione delle linee PCIe, alimentazione, connettività e prezzi al dettaglio.

La posta in gioco è chiara: se il socket cambia davvero, un upgrade verso Nova Lake richiede scheda madre e CPU nuove, non il riuso della piattaforma precedente. Sul fronte delle tempistiche, le prime CPU desktop Nova Lake sono attese nel Q1 2027 secondo roadmap trapelate, con modelli fino a 28 core e cache bLLC di grandi dimensioni; sempre nel primo trimestre 2027 dovrebbero arrivare più dettagli su chipset e schede. Club386 indica nel CES la possibile finestra per un annuncio, se non per il lancio. Gigabyte, intanto, aveva già mostrato una Z990 non meglio identificata al Computex, e anche ASRock sta preparando i propri nomi per Nova Lake.

Cosa cambia per chi aggiorna il PC

La tentazione è leggere i 24 modelli come una roadmap già scritta. Non lo è. La distanza tra un deposito amministrativo e uno scaffale si misura in trimestri, e la cronologia lo conferma: pubblicato il 21 ottobre 2026 (OC3D) e lancio ipotizzato nel Q1 2027, con un intervallo di circa 2–5 mesi tra la pubblicazione e il lancio atteso, da coprire tra design, firmware, validazione e produzione.

Per il lettore che sta pianificando una build, il dato operativo è un altro. Una gamma così ampia registrata in un colpo solo segnala che Gigabyte intende coprire tutti i segmenti in fase di registrazione, non solo quello enthusiast; non è noto quali modelli arriveranno al lancio. Senza specifiche su memoria e PCIe, però, qualsiasi confronto con le piattaforme attuali resta impossibile.

Il vero indicatore da seguire non è il numero di sigle depositate, ma il primo documento ufficiale sul chipset Z990: è quello che dirà se Nova Lake sarà un salto di piattaforma o un semplice aggiornamento di generazione.

Fonti

RTX 6060, il rumor: debutto al 2029 e più lenta della PS6

La fascia media delle GeForce rischia di restare ferma per quasi quattro anni. Le indiscrezioni del leaker Kepler_L2 spostano la RTX 6060 al 2029, con una causa precisa: la carenza di memoria che sta già gonfiando i prezzi delle GPU esistenti. Se la previsione tiene, non cambia solo il calendario — cambia il senso stesso di comprare una scheda video economica.

Il 2029 come ipotesi: cosa dice il rumor

Il leaker Kepler_L2, sul forum NeoGAF, indica il 2029 come anno plausibile per il debutto della RTX 6060. La causa sarebbe la carenza di memoria DRAM e NAND aggravata dall'espansione dei data center per l'AI. Nvidia non ha confermato nulla: la scheda non è nemmeno stata annunciata.

Le high-end arrivano nel 2028, la fascia media aspetta

La serie RTX 60 di fascia alta, con modelli come RTX 6090 e RTX 6080, è già stata rinviata al 2028. Tradizionalmente Nvidia lancia le schede di classe 90 e 80 con 4-6 mesi di anticipo rispetto alle 60. Se i modelli top slittano a metà 2028 o oltre, la 6060 arriverebbe probabilmente dopo: il 2029 diventa così l'ipotesi più coerente. Lo stesso meccanismo potrebbe aver colpito anche la serie RTX 50: la fascia Super, attesa per metà 2026, potrebbe essere stata rinviata.

Perché Nvidia può permettersi di aspettare

Quando la supply è tesa, Nvidia tenderebbe a concentrare le risorse produttive sulle schede professionali e di fascia alta, secondo quanto si può leggere nelle analisi di Club386. Il precedente è il boom del mining nel 2020: la RTX 3060 arrivò 5 mesi dopo le 3090 e 3080, la RTX 3050 addirittura 16,5 mesi dopo. Letto insieme alle stime sul 2029, quel precedente lascia pensare che la scarsità di memoria possa non essere un intoppo temporaneo ma un vincolo che pesa sul medio periodo.

Scheda video per PC su un banco bianco accanto a chip di memoria, simbolo della carenza di memoria GPU
Il rumor sposta la nuova scheda video di fascia media al 2029, complice la carenza di memoria.

RTX 6060 contro PS6: il confronto che non torna

La RTX 6060 non dovrebbe raggiungere le prestazioni grafiche della PS6. Le stime su quest'ultima indicano 40-48 CU RDNA 5 e circa 40 TFLOPS di picco teorico, un livello vicino alla RTX 5070 Ti. La 6060, se segue il trend della fascia media, si fermerebbe intorno alla 5060 Ti o alla 4070. La RTX 3060, per dire, era arrivata circa 2 mesi dopo la PS5: con la generazione successiva il rapporto si ribalta.

I numeri del ritardo

Tra RTX 5060 e 6060 passerebbero almeno 44 mesi secondo Club386, 3 anni e 9 mesi secondo TechSpot, tra 3,5 e 4 anni secondo Overclock3D. Il paragone con il passato è brutale: tra RTX 4060 e 5060 sono passati 23 mesi, tra RTX 3060 e 5060 quattro anni e due mesi. La media storica delle generazioni Nvidia è di poco più di 2 anni. Il primato opposto resta il GTX 760, arrivato appena 9 mesi dopo il GTX 660.

Calcolando sui 44 mesi della stima di Club386 (le altre stime vanno da circa 42 a 48 mesi) e sui 23 mesi del passaggio 4060→5060, il salto sarebbe circa 1,8-2,1 volte quello precedente. Rispetto alla media di poco più di 2 anni (circa 24 mesi), significherebbe quasi il doppio dell'attesa tipica.

Quanto costa aspettare

La RTX 5060 è arrivata a 300 dollari di MSRP, ma oggi si trova intorno ai 470 dollari: un rincaro del 56,7% rispetto al listino, cioè 170 dollari in più. Sullo sfondo, alcune offerte di RTX 5090 si avvicinano ai 10.000 dollari, mentre Nvidia ha dovuto smentire le voci su una dismissione della flagship. Se la 6060 arriverà solo nel 2029, chi vuole restare sulla fascia media dovrà convivere con questi prezzi per almeno altri tre anni.

Cosa cambia per chi compra

La PS6, d'altra parte, non sarà l'alternativa economica: il costo di materiali per memoria e storage è stimato in 680 dollari, con un prezzo finale oltre i 1.000 dollari. La fascia media PC rischia di uscire da questa generazione come il segmento più debole dell'ecosistema, più che come il più accessibile.

Fonti

FSR 4.1 su RX 6000 e Xbox: arriva Adrenalin 26.10.1

Le Radeon RX 6000 non devono aspettare il 2027. Il driver Adrenalin 26.10.1, disponibile da oggi 20 ottobre 2026, porta FSR 4.1 sulle GPU RDNA 2 lanciate nel 2020 e su una schiera di APU Ryzen, mentre annuncia FSR 4.1 per le console Xbox Series X|S, la cui attivazione dipende dagli aggiornamenti dei produttori. È una delle espansioni di compatibilità più ambiziose di AMD per il suo upscaler neurale, al prezzo di un calo di prestazioni stimato intorno al 13% nei test. Per chi ha una scheda di sei anni fa, è la prima volta che può accedere all'upscaling neurale di ultima generazione senza cambiare hardware.

Cosa abilita il driver 26.10.1 su RX 6000 e APU

Il pacchetto AMD Software 26.10.1 estende FSR Upscaling 4.1 all'intera famiglia Radeon RX 6000, dalla RX 6900 XT fino alla RX 6400, oltre che ad alcune APU Ryzen AI Max e AI 9 delle serie 300 e 400 e ai Ryzen AI Z2 Extreme, Ryzen Z2 Extreme e Ryzen Z2 A. Con questo driver FSR 4.1 è supportato su tutte le GPU Radeon RX 6000, 7000 e 9000.

L'elenco completo dei chip coperti:

  • Radeon RX 6000, da RX 6900 XT a RX 6400
  • Ryzen AI Max serie 300 e 400, incluse le architetture Strix Halo e Gorgon Halo
  • Ryzen AI 9 serie 300 e 400 per portatili
  • Ryzen AI Z2 Extreme, Ryzen Z2 Extreme e Ryzen Z2 A per gli handheld, previo aggiornamento OEM
  • Xbox Series X|S e ROG Xbox Ally, previo aggiornamento dei produttori

Il via libera arriva con mesi di anticipo sulla tabella di marcia che AMD aveva indicato. Il supporto alle RDNA 2 era stato promesso per il 2027; arriva invece ora, nell'ottobre 2026. Una promessa superata dai fatti, non un rinvio.

Il modello INT8 e la versione dimezzata per gli handheld

Per far girare FSR 4.1 sulle RX 6000, AMD ha riadattato il modello neurale all'hardware shader INT8, in sostituzione dell'accelerazione matriciale FP8 che equipaggia le RX 9000. Su handheld e APU il modello è stato ulteriormente sfoltito: meno della metà della dimensione del modello completo, per rispettare i budget di potenza di questi dispositivi.

AMD sostiene che, a parità di preset, FSR 4.1 restituisca un'immagine migliore di FSR 3. AMD ha mostrato FSR 4.1 su una Radeon RX 6800 XT, con ottimizzazioni per il 4K, e sostiene che il modello ottimizzato per dispositivi a bassa potenza mantenga oltre 60 FPS negli scenari dimostrati. La qualità maggiore, dice AMD, potrebbe anche permettere di scalare da una modalità Balanced a una Performance, recuperando parte del margine perso.

Xbox Series X|S, handheld e Project Helix

Sulle console il supporto a FSR 4.1 è confermato per Xbox Series X|S, ma l'arrivo dipende dagli aggiornamenti dei produttori: al lancio del driver la tecnologia non è ancora attiva sulle macchine. Microsoft ha confermato che sarà a disposizione degli sviluppatori, e la prossima generazione Project Helix userà la più avanzata FSR Diamond.

Scheda grafica su scrivania luminosa con un'immagine pixelata che diventa nitida, simbolo dell'upscaling FSR 4.1
Il driver Adrenalin 26.10.1 porta l'upscaling FSR 4.1 anche alle GPU RDNA 2 di sei anni fa.

Sul fronte Sony, la partita si gioca in parallelo: PlayStation 5 Pro già usa PSSR, mentre a inizio ottobre 2026 la PS5 classica ha ricevuto QSSR (Quick Spectral Super Resolution), versione alleggerita debuttata in Marvel's Wolverine e Ghost of Yōtei. OC3D ricorda che FSR 4.1 alimenta anche gli upscaler Sony, e che la differenza tra le due implementazioni resta da misurare.

Vulkan, Frame Generation e i giochi supportati

FSR 4.1 oggi è limitato a DirectX 12. Il supporto Vulkan arriverà nelle prossime settimane tramite l'aggiornamento FSR SDK 2.4, secondo AMD: apre la strada ai giochi che usano quella API e ad alcuni emulatori console.

Sul fronte del frame generation, il driver 26.10.1 migliora il frame pacing, un fix atteso da tempo che promette una riproduzione più fluida con la generazione frame attiva. FSR Ray Regeneration sbarca in nuovi titoli: Warhammer 40,000: Darktide è già supportato oggi.

La scheda di rilascio aggiunge il supporto a tre titoli: Call of Duty: Modern Warfare 4, Star Wars: Galactic Racer e Final Fantasy Resonance. Il driver è scaricabile dall'applicazione AMD Adrenalin o direttamente dal sito AMD.

Analisi: quanto costa davvero FSR 4.1 sulle vecchie Radeon

Il 13% di prestazioni che FSR 4 costa su una RX 6900 XT in Cyberpunk 2077 a 4K, modalità FSR Balanced, non va letto come un numero assoluto. Se la qualità più alta dell'upscaling permette di passare da Balanced a Performance — come suggerisce AMD — il margine perso si recupera in parte sul preset. Il conto reale si fa sul livello di qualità che si riesce davvero a usare, non sul numero secco del test rapido.

Applicare FSR 4.1 a GPU lanciate nel 2020 significa spostare sei anni di hardware (2020-2026) su un upscaler neurale che fino all'inizio del 2026 era riservato alle RX 9000, prima dell'estensione alle RX 7000. Jack Huynh, senior vice president e general manager di Computing and Graphics in AMD, ricorda che l'azienda alimenta "over a billion gaming devices around the world": una fetta di quel miliardo può ora accedere a una tecnologia che fino all'anno scorso sarebbe stata irraggiungibile senza un upgrade.

Resta un punto dove le fonti divergono. Le Comptoir du Hardware attribuisce i 400 titoli a FSR 4; Wccftech attribuisce lo stesso numero a FSR Redstone sulle Radeon RX 9000. Il dato numerico è identico, la tecnologia a cui si riferisce no. Comptoir descrive FSR Diamond, destinato a Project Helix, come il pacchetto completo con generazione d'immagini multiple e Ray Regeneration, non il solo upscaling. Nessuna delle due testate chiarisce se si tratti di due librerie distinte o di un uso disinvolto dei nomi.

Chi ha una Radeon RX 6000 può scaricare Adrenalin 26.10.1 da subito; per gli handheld Ryzen Z2, incluso il ROG Xbox Ally, serve l'aggiornamento del produttore. Chi possiede Xbox Series X|S dovrà aspettare l'aggiornamento dei produttori. La prova decisiva non sarà il calo del 13% nei benchmark, ma la resa in movimento: se il salto rispetto a FSR 3 sarà avvertibile nelle scene più concitate, AMD avrà centrato l'argomento più forte contro l'upgrade forzato delle GPU.

Fonti

Steam Deck 2, spunta un sample AMD Zen 6 da 24 GB

Sei core, 24 GB di LPDDR5 a 9.600 MT/s, una GPU integrata dichiarata a 2.400 MHz: sono i numeri del sample AMD comparso il 20 ottobre 2026 su OpenBenchmarking, e il nome della piattaforma di validazione — GBR-FF6-SKT — rimanda ai Gainsborough, la famiglia che nel gergo Valve viene dopo Aerith e Sephiroth. Nessuna fonte ufficiale conferma che questo chip finirà in una Steam Deck 2. Quello che i dati dicono, però, è più interessante del nome: rispetto alla Deck OLED il sample cresce esattamente del 50% su quattro metriche — core, thread, capacità e velocità della memoria — un profilo che si può leggere come un salto generazionale più che come un refresh.

Il sample: part number 100-000001930-12_Y, 6 core e quattro moduli da 6 GB

Il processore compare nei risultati con il part number 100-000001930-12_Y, testato su una piattaforma di validazione AMD GBR-FF6-SKT. Ha 6 core e 12 thread a 2,4 GHz, con 24 GB di LPDDR5-9600 ottenuti da quattro moduli SK Hynix da 6 GB. La revision del microcode, Family 1Ah model DCh, è quella che il kernel Linux colloca nell'intervallo riservato ai chip Zen 6.

Resta aperto un punto tecnico niente affatto secondario: non è chiaro se il sample usi i core Zen 6 standard, la variante più densa Zen 6c o un design a basso consumo. Per la GPU integrata il dato disponibile è solo il clock dichiarato, 2.400 MHz: architettura e numero di compute unit non compaiono nella rilevazione; Club386 ipotizza core Zen 6(c) affiancati da grafica RDNA 4 o superiore, come speculazione non supportata dai dati del benchmark.

Perché il nome Gainsborough conta per Valve

L'acronimo GBR nella sigla della scheda suggerisce l'appartenenza alla famiglia Gainsborough, e Gainsborough è il cognome di Aerith, il personaggio di Final Fantasy VII usato come nome in codice del chip della Steam Deck LCD; la OLED ha poi seguito con Sephiroth. La convenzione è un indizio di continuità, non una prova.

Tom's Hardware è esplicito: né AMD né Valve hanno confermato un legame tra la famiglia Gainsborough e una futura Steam Deck. Il condizionale, insomma, resta d'obbligo su tutta la linea.

I benchmark GpuTest: cosa misurano e cosa lasciano fuori

Il sample è stato testato con la suite GpuTest su Ubuntu 24.04 a 1024×768: 3.871 punti in GiMark, 3.508 in FurMark, 9.319 in TessMark. Sono numeri reali, ma riferiti a una piattaforma di sviluppo e non a una console portatile: limiti di potenza, soluzione di raffreddamento, maturità dei driver e configurazione finale della iGPU restano fuori dall'equazione.

Console portatile da gioco con chip processore in primo piano, ipotesi per la nuova Steam Deck con APU AMD Zen 6
Un sample AMD Zen 6 con 24 GB di memoria comparso nei benchmark apre le ipotesi sulla prossima generazione di console portatili.

Il confronto con la Steam Deck OLED pubblicato da Club386 aggiunge un secondo livello di lettura, con un avvertimento metodologico grosso come una casa: i test del sample girano a 1024×768, la Deck a 1280×800, quindi i valori non sono direttamente comparabili.

Test GpuTestSample Zen 6 (1024×768)Steam Deck OLED (1280×800)Differenza
Pilot3D75.17056.807+32%
Pixmark Volplosion5.4763.007+82%
FurMark3.5083.323+6%

Proprio il FurMark è il dato su cui le letture divergono di più. Tom's Hardware lo definisce "comparabile" alla Steam Deck originale; Club386, confrontandolo con la OLED, calcola un +6%. Le due valutazioni non si contraddicono nei numeri — cambia il termine di paragone e cambia la risoluzione — ma bastano a spiegare perché da questa singola voce di benchmark non si possa ricavare un giudizio sulle prestazioni in gioco.

Quanto è più grande della Steam Deck attuale

La distanza dalla console in commercio si misura meglio sulle specifiche che sui punteggi. La Steam Deck OLED monta una APU custom basata su Zen 2 con 4 core e 8 thread e 16 GB di LPDDR5 a 6.400 MT/s.

Sample AMD Gainsborough (non confermato)Steam Deck OLED
CPU6 core / 12 thread a 2,4 GHz4 core / 8 thread (Zen 2)
Memoria24 GB LPDDR5-9600 (4 moduli da 6 GB)16 GB LPDDR5-6400
GPU integrata2.400 MHz dichiarati, architettura ignotanon riportata

Il calcolo, fatto sui numeri grezzi, restituisce una simmetria insolita. I core passano da 4 a 6, cioè +50% (6 diviso 4 = 1,5); i thread da 8 a 12, lo stesso +50%; la memoria da 16 a 24 GB, +8 GB pari al +50%; la velocità della LPDDR5 da 6.400 a 9.600 MT/s, ancora +50% (9.600 diviso 6.400 = 1,5). Il quadro di quattro metriche diverse che scalano nella stessa identica proporzione sembra indicare una scelta di specifiche mirate, ma è un'interpretazione, non necessariamente un aggiornamento incrementale.

Cosa cambia per chi aspetta la Steam Deck 2

Il vincolo vero non è la potenza di picco, ma quanta di quella potenza resta disponibile dentro i watt di una console portatile. Valve ha dichiarato di volere per la Steam Deck 2 un miglioramento "delineato" — "delineated improvement" — e ha scartato i Ryzen Z series con combinazione Zen 5 e RDNA 3.5.

Il punto è che nessuno dei dati pubblicati risponde alla domanda decisiva: quanto consuma questo sample. Senza limiti di potenza, senza il sistema di dissipazione usato sul banco di prova e senza driver maturi, i punteggi GpuTest misurano il potenziale di un engineering sample, non l'esperienza su un dispositivo portatile, dove i limiti di potenza restano ignoti. E per chi sta valutando un acquisto oggi, il leak non sposta nulla: non esiste una data, non esiste un annuncio, non esiste una conferma.

Il dettaglio da tenere a mente è un altro: uno dei primi sample Zen 6 mai comparsi in benchmark pubblico potrebbe essere destinato a un handheld, come suggeriscono Tom's Hardware e Wccftech; nessuna fonte conferma il legame. Se la sequenza regge, è plausibile che la prossima generazione di console portatili si giochi la partita sui watt molto prima che sui core.

Fonti

SK hynix H-TPU: oltre 100 mini-core per gli SSD

Un singolo H-TPU consuma circa il 2,5% della potenza di un core CPU generico e occupa il 4% della sua area. SK hynix ha presentato l'architettura il 12 ottobre 2026 all'ISOCC 2026 di Incheon, e la tesi è che il collo di bottiglia degli SSD non sia più il NAND ma il controller: aggiungere core Arm non basta più, e la risposta è spezzare il lavoro su oltre cento core specializzati.

Che cos'è H-TPU: un core per il lavoro ripetitivo

L'H-TPU (Hynix Transaction Processing Unit) è un core programmabile progettato da SK hynix per sbrigare il lavoro ripetitivo di un controller SSD: elaborazione dei comandi di lettura e scrittura, gestione dei metadati e controllo dei buffer. Non è un acceleratore per l'intelligenza artificiale, malgrado la sigla: non fa calcolo matriciale né inferenza.

Ogni H-TPU usa una pipeline a quattro stadi in-order, quindi sequenziale. Non è superscalare e non ha unità out-of-order. L'idea è tenere il core piccolo e programmabile, con un compiler dedicato e strumenti di sviluppo per codice specializzato. Il vicepresidente Koo In-jae ha illustrato l'architettura in un intervento intitolato "From SSD Controllers to AI Memory SoCs", spiegando che la banda PCIe raddoppia a ogni generazione mentre clock e capacità di controllo delle CPU per controller non riescono a tenere il passo.

La CPU Arm resta al comando di errori e policy

L'H-TPU non sostituisce la CPU del controller: la affianca. SK hynix ha scomposto i processi di lettura e scrittura in compiti più piccoli, distribuiti su dozzine di piccoli cluster, mentre al core Arm restano la gestione degli errori, la gestione delle eccezioni e la storage policy.

Il punto di partenza è la frammentazione: uno storage controller deve gestire più di 100 funzioni di controllo, un carico poco adatto a una CPU monolitica. Da qui la scelta di spezzare le funzioni e assegnare a ciascun H-TPU un compito specifico. Solo i moduli che servono a una data operazione di I/O si accendono; gli altri restano in una modalità a potenza minima.

2,5% di potenza e 4% di area: i numeri e i precedenti

SK hynix dichiara per ogni H-TPU il 2,5% della potenza e il 4% dell'area di un core CPU generico, cioè un quarantesimo della potenza e un venticinquesimo dell'area. Sono cifre architetturali, non misure su silicio: non esiste ancora alcun benchmark indipendente.

Le fonti divergono su un dettaglio. Tom's Hardware e Hardware Busters riportano 2,5% per la potenza (1/40) e 4% per l'area (1/25); Guru3D attribuisce la frazione di 1/25 anche alla potenza, pur citando il 2,5% nella stessa tabella di specifiche.

Controller SSD con oltre cento mini-core H-TPU disposti in una griglia ordinata su un chip di silicio
SK hynix punta sul controller SSD: oltre cento mini-core specializzati invece di aggiungere semplicemente core Arm.

Un calcolo aiuta a dare la scala. Se si somma la potenza dichiarata di oltre 100 H-TPU (100 × 2,5% = 250%), il totale equivale a circa 2,5 core CPU generalisti: un valore indicativo, perché i core hanno ruoli diversi, ma che si colloca sotto i 12 core Cortex-R82 — più 3 Cortex-M7 e un Cortex-M3 sicuro — del controller Marvell PCIe 6.0 Bravera SC6. Il predecessore PCIe 5.0 SC5 si fermava a 10 core Cortex-R8 e Cortex-M7 più un Cortex-M3.

L'approccio non è nuovo. Il CoXProcessor di Phison abbina core Cortex-R5 a macro hardware per scaricare firmware ripetitivo: il controller E18 usa due Cortex-R5 a clock ridotto accanto ai tre principali, mentre l'X1 enterprise arriva a 32 micro core, ciascuno dedicato a una o due attività.

Anche i brevetti SK hynix descrivono questa divisione. Il brevetto US 11.675.537, depositato per la prima volta in Corea a novembre 2020, prevede un piano di controllo gestito dalla CPU e un piano I/O di piccoli processori divisi in quattro gruppi — host, cache, map e NVM. Nel documento un piccolo core conta circa 200.000 porte logiche contro 7.000.000 della CPU, cioè il 2,9%: letto al contrario, significa che il core generalista ha circa 35 volte le porte logiche di uno dei nuovi core (7.000.000 / 200.000 = 35).

Da Storage Next all'HBF: le prime applicazioni

L'esordio sarà nei controller per SSD enterprise di prossima generazione; poi l'architettura passerà a Storage Next, l'architettura di storage per AI sviluppata nell'ambito del progetto AINP con Nvidia, e a high-bandwidth flash (HBF). SK hynix non ha annunciato un controller, una data di campionamento né un benchmark.

Storage Next lavora con accessi da 512 byte o più piccoli, un ottavo del blocco da 4 KB con cui operano normalmente gli SSD: a parità di dati movimentati sono otto volte le richieste da gestire (4.096 / 512 = 8), un carico da sciame di core piccoli più che da pochi core grandi.

HBF è atteso il prossimo anno e impila die NAND con un obiettivo di banda vicino a quello della HBM, ma con 512 GB per stack contro i 64 GB di HBM4, cioè otto volte la capacità (512 / 64 = 8). Nell'inferenza AI le letture superano le scritture con un rapporto di circa 300.000 a 1, e gestione dei buffer e prefetch servono a nascondere la latenza del NAND dietro il calcolo.

Il quadro si chiude guardando avanti: con PCIe 8.0 in ratifica finale prevista nel 2028, il solo scaling dei core non regge. SK hynix prevede un passo successivo, la hardware automation (HWA), che sposta elaborazione dei comandi, ricerca degli indirizzi e copia dei buffer in circuiti dedicati, lasciando a CPU e H-TPU eccezioni e decisioni di policy.

Per chi compra storage enterprise il conto è doppio: meno energia assorbita dal controller e meno calore da smaltire in rack densi di SSD. C'è però un rovescio, che le fonti non nascondono: un'architettura specializzata è meno flessibile davanti a nuovi requisiti NVMe, di sicurezza o di interfaccia NAND, e i team di firmware hanno anni di codice Arm alle spalle. Il test decisivo non sarà l'annuncio, ma il confronto tra un controller con oltre 100 H-TPU e uno con pochi core Arm, misurato su un SSD finito.

Fonti

DLSS 5: modello 2 volte più veloce, -20% VRAM a 4K

NVIDIA ha annunciato un modello DLSS 5 ottimizzato: meno parametri, meno memoria video, più velocità. Una lettura possibile è che il neural rendering stia smettendo di essere una funzione che pesa e inizi a essere una funzione che si può permettere. NVIDIA dichiara un'elaborazione neurale fino a 2 volte più rapida rispetto all'implementazione di settembre, con fino al 20% di VRAM in meno a 4K e una riduzione dei parametri del 24%. I numeri restano però di parte: nessuna verifica indipendente è ancora disponibile.

Il modello scende a 118 milioni di parametri

Il modello aggiornato di DLSS 5 contiene circa 118 milioni di parametri, contro i circa 155 milioni della versione precedente: una riduzione del 24%. NVIDIA dichiara una velocità di elaborazione neurale fino a 2 volte superiore rispetto a settembre 2026, un overhead GPU circa dimezzato e una fedeltà visiva descritta come comparabile a quella del modello precedente.

La riduzione dei parametri non è un dettaglio contabile. Il calcolo è semplice: 155 meno 118 fa 37 milioni di parametri in meno, cioè il 23,9% del modello originario, valore che arrotonda al 24% dichiarato. Meno pesi significano meno operazioni da eseguire per ogni frame e meno dati da tenere in memoria.

SpecificaDLSS 5 aggiornato
Tecnologia3D-Guided Neural Rendering
Parametri del modello~118 milioni
Riduzione del modello24%
VRAM a 4K-20%
Velocità neuralefino a 2x
Overhead GPU~50% in meno
NBA 2K27fino a +40% di frame rate

Quattro date da segnare tra ottobre e novembre

La prima è il 16 ottobre 2026: il modello aggiornato debutta in NBA 2K27, insieme al supporto per i portatili RTX Spark; GeForce NOW riceverà il modello ottimizzato, senza data indicata. Il 23 ottobre il modello ottimizzato arriva in RTX Remix, aprendo il neural rendering ai progetti di remaster realizzati dalla community. Il 5 novembre tocca a Hogwarts Legacy, dove DLSS Neural Rendering viene aggiunto e le altre tecnologie DLSS vengono aggiornate alle versioni più recenti; lo sviluppatore Avalanche Software ha usato i controlli dell'SDK per adattare l'integrazione allo stile artistico del gioco. A fine novembre è previsto l'arrivo in Where Winds Meet, che già supporta DLSS Multi Frame Generation e Super Resolution.

Scheda grafica moderna su una scrivania luminosa con rete neurale luminosa, simbolo del neural rendering DLSS 5
DLSS 5 riduce parametri e memoria video, rendendo il neural rendering più accessibile sulle GPU.
  • 16 ottobre 2026 — NBA 2K27, RTX Spark
  • 23 ottobre 2026 — RTX Remix
  • 5 novembre 2026 — Hogwarts Legacy
  • fine novembre 2026 — Where Winds Meet

Le cifre sulle prestazioni non dicono tutte la stessa cosa

Qui serve attenzione, perché le tre testate che hanno ripreso l'annuncio ancorano gli stessi numeri a momenti diversi. Guru3D e Tom's Hardware indicano il 2x rispetto al modello di settembre e il 10x rispetto alla demo originale di marzo 2026; Wccftech attribuisce il fattore 2 direttamente al confronto con marzo. Sull'aumento di frame rate in NBA 2K27 le versioni divergono ancora: Guru3D riporta fino al 40%, Wccftech parla di oltre il 30% con un passaggio da 65 a 90 FPS in 4K — che, calcolato, equivale a un +38,5% — mentre Tom's Hardware cita genericamente un fino a 1,4x, cioè ancora il 40%.

Nessuna delle tre è verificabile allo stato attuale. Il punto tecnico che rende la cautela obbligatoria è che la velocità raddoppiata riguarda il modello neurale, non il gioco: il resto del carico di rendering rimane sostanzialmente invariato, quindi il guadagno finale dipende da GPU, risoluzione e implementazione nel singolo titolo.

Frame Generation: il Preset C vale fino al 35% su RTX 5060

A parte rispetto all'ottimizzazione del neural rendering, NVIDIA introduce una modalità Performance in beta per la Frame Generation, identificata come Preset C. La novità sostituisce il modello AI usato per calcolare il flusso ottico di elementi come interfaccia e effetti ray tracing con un algoritmo più leggero. NVIDIA dichiara un guadagno fino al 35% su una RTX 5060. La modalità è accessibile tramite l'app NVIDIA in beta e supporta le GPU GeForce RTX 40 e RTX 50.

Cosa cambia davvero per chi ha una RTX 50

Il dato che pesa più del fattore 2x è il 20% di VRAM in meno a 4K. Il risparmio di risorse GPU — circa la metà a parità di fedeltà dichiarata — lavora nella stessa direzione: meno capacità bruciata dal modello neurale significa più capacità per il rendering tradizionale. Va detto che NVIDIA indica piani per portare la tecnologia anche sulle RTX 40, il che estenderebbe il bacino potenziale ben oltre l'attuale generazione. Senza benchmark indipendenti, però, resta impossibile sapere quanto di quel margine si traduca in frame reali e quanto costi in qualità dell'immagine.

Se le premesse reggono, è plausibile che la competizione sul neural rendering si sposti dalla sola resa visiva all'efficienza, con i modelli che costano meno in memoria favoriti rispetto a quelli che promettono di più.

Fonti

RTX Spark su Surface: AI eccellente, gaming debole

Il superchip RTX Spark è la piattaforma più rapida oggi misurata su un portatile Windows quando si fa girare un modello AI in locale: nel benchmark agentico AgentPerf-local con Qwen 3.8 27B il Surface Laptop Ultra chiude la prova circa il 25% più velocemente di un MacBook Pro 14" con M5 Max, mentre il Ryzen AI Max+ 395 di AMD impiega il doppio del tempo. Il problema è tutto il resto. Nella configurazione da 32 GB recensita da TechSpot e Tom's Hardware il portatile costa 3.699,99 dollari, nei giochi insegue e Windows non sfrutta le capacità del chip: chi non esegue modelli AI paga un prezzo da workstation per un vantaggio che oggi non può usare.

Un hardware premium, con il peso di una workstation

Il Surface Laptop Ultra è costruito attorno a un telaio in alluminio con display mini LED da 15 pollici (3270 x 2180 pixel, formato 3:2, refresh da 24 a 120 Hz), tre porte USB4 Type-C, HDMI 2.1b, USB-A 3.1, lettore SD, jack cuffie, Wi-Fi 7 e Bluetooth 5.4. La porta Magnetic Connect si aggancia con calamite come il MagSafe di Apple.

La dotazione è completissima, ma la bilancia pesa: la batteria è da 92 WHr con alimentatore da 140 W, il sistema dichiara 4,41 libbre, cioè 2 kg. Il MacBook Pro 14" con M5 Max usato come confronto sta a 3,56 libbre: la differenza è di 0,85 libbre, che sul peso del MacBook equivale a circa il +24% (0,85 diviso 3,56). Il rivestimento in alluminio è solido e le etichette interne sono pensate per la riparazione, ma il coperchio non ha una tacca per sollevarlo con una mano.

Sul fronte produttività i risultati sono misti: su Geekbench 6 il Surface segna 3.151 in single-core e 20.203 in multi-core, sotto il MacBook Pro e anche sotto l'Asus Zenbook A16 con Snapdragon X2 Elite Extreme. Nella transcodifica 4K-1080p con Handbrake è invece il più rapido, con un secondo di vantaggio sul MacBook Pro e 2:08 dello Zenbook.

AI locale: RTX Spark è la piattaforma più veloce

Nel benchmark AgentPerf-local, che misura il tempo totale per portare a termine un compito agentico e non solo i token al secondo, il Surface Laptop Ultra vince su tutti i sistemi di confronto.

PiattaformaAgentPerf, Qwen 3.6 35B A3BBanda di memoria
Surface Laptop Ultra (RTX Spark)8 minuti279 GB/s misurati su 300 GB/s teorici
MacBook Pro 14" (M5 Max)10 minutinon dichiarata
Ryzen AI Halo (Ryzen AI Max+ 395)13 minuticirca 256 GB/s

Con il più impegnativo Qwen 3.8 27B il quadro non cambia: lo Strix Halo di AMD impiega 40 minuti, da 1,6 a 2 volte il tempo dei due concorrenti. La chiave è la memoria unificata: il chip N1X ha 6.144 CUDA core, 20 core CPU e fino a 128 GB di LPDDR5X-9400, con una banda teorica di 300 GB/s di cui la GPU raggiunge 279 GB/s, il 93% del dichiarato. È meno della GDDR7 dedicata di una RTX 5060 Mobile, che dispone di 384 GB/s: Spark si ferma al 72,7% di quella banda (279 su 384), barattando velocità con capacità ed ecosistema CUDA.

Portatile Windows premium su una scrivania luminosa con un controller da gioco accanto, simbolo del test del chip RTX Spark
Il chip RTX Spark brilla nei carichi AI in locale, ma nei giochi il portatile delude.

Nei giochi il collo di bottiglia è la memoria condivisa

Nonostante il marchio RTX, la piattaforma fatica nei giochi: la maggior parte dei titoli non è compilata nativamente per CPU Arm e deve passare dall'emulatore Prism, mentre i 300 GB/s di memoria condivisa devono servire insieme CPU e GPU. In Gears of War: E-Day, a 1908×1272 con preset High e frame generation 2X, la GPU si ferma all'85% di utilizzo medio e il gioco gira a 77,7 fps medi, con 39,9 fps nel'1% low e 83,5 ms di latenza media; durante un cambio di mappa si è verificato un blocco.

Meglio, ma non bene, Control Resonant: in finestra a 2560×1440 con DLSS Performance e MFG 3X tocca 109,2 fps medi e 51,6 fps nell'1% low, ma con 78,3 ms di latenza e senza ray tracing. Red Dead Redemption 2 non parte nemmeno, e resta il limite dei titoli popolari non ancora supportati. Il segnale positivo è la direzione: in God of War: Ragnarok si gioca tra 41 e 47 fps a 1440p con DLSS e tra 51 e 79 fps a 1080p, e Call of Duty arriverà nativamente sulle piattaforme RTX Spark nel corso del prossimo anno.

Windows non sfrutta RTX Spark, e in Italia il Surface non arriva

Il software è il vero freno. Windows on Arm funziona meglio che mai su questa piattaforma, ma mancano tutte le funzionalità Copilot+ e il sistema operativo non sfrutta quello che RTX Spark offre: per un utente Windows tradizionale, tolti i modelli AI, non c'è nulla di davvero nuovo. A questo si aggiungono batteria che non compete con il MacBook Pro, molte ventole rumorose e qualche inciampo nell'emulazione.

La disponibilità italiana è separata: RTX Spark arriva nel Paese con Asus ProArt P14 e P16, Dell, due Lenovo Yoga e un due-in-uno MSI con pennino, con prenotazioni aperte dal 7 ottobre e prime spedizioni da oggi, 16 ottobre. Il Surface Laptop Ultra, invece, non sarà nei normali canali: si ordina solo per telefono e tramite canali business. Esiste anche una variante più economica del chip, con 5.120 CUDA core e 18 core CPU, usata sui modelli da 24 e 32 GB di RAM.

Un dato va chiarito: la recensione di Tom's Hardware descrive l'unità di prova con 32 GB di memoria unificata, definendoli "stretti" per l'AI, mentre un secondo articolo della stessa testata e la prova di DDay.it parlano di 128 GB per il sistema completo. La differenza non è dichiarata dalle fonti e riguarda con ogni probabilità configurazioni diverse, ma incide sul confronto: con 12 GB assegnati di default alla GPU servono modelli piccoli, come Gemma 4 12B o Qwen 3.6 35B Q2.

Cosa cambia per chi compra

Per un professionista che addestra o esegue agenti AI in locale, RTX Spark è oggi la scelta più rapida: 8 minuti contro 10 sul benchmark di riferimento significano più lavoro completato, con un ecosistema CUDA che, secondo DDay.it, è anni avanti ad AMD nell'IA. Per chiunque altro, i 3.699,99 dollari comprano un design eccellente, uno schermo luminoso e un parco porte generoso, non un salto di prestazioni nei giochi o nelle applicazioni di tutti i giorni. Il chip, del resto, non è nuovo: la piattaforma N1X deriva dal GB10 e ha circa due anni di vita, una versione modificata nel packaging e senza la connessione ConnectX-7.

Una lettura possibile è che il vero obiettivo di NVIDIA non sia vincere la partita sui giochi: l'investimento da 5 miliardi di dollari in Intel di settembre 2025 e le indiscrezioni su un SoC x86 con chiplet grafico RTX atteso nel 2028 lascerebbero pensare a una strategia in cui, secondo DDay.it, la piattaforma AI dell'azienda debba stare al centro di ogni PC, Arm o x86 che sia. Il test decisivo, allora, potrebbe non essere il primo trimestre di vendite, ma la capacità di Microsoft di colmare il ritardo software prima che Spark arrivi anche sui processori x86.

Fonti

Gigabyte estende le Z790 DDR4 alle future CPU Intel

Chi ha un sistema su socket LGA1700 con memoria DDR4 non dovrà per forza ricostruire il PC da zero. Gigabyte ha confermato che le sue schede Z790 in versione DDR4 — oltre a quelle DDR5 — ospiteranno le prossime CPU Intel dopo un aggiornamento del BIOS. Il punto non è la potenza, visto che le indiscrezioni parlano di architettura invariata, ma la possibilità di allungare la vita di una piattaforma esistente proprio mentre il costo delle DDR5 resta alto.

Z790, B760 e H610: la copertura ora è completa

Gigabyte ha esteso a tutta la linea Z790 il supporto ai futuri processori Intel per socket LGA1700, sommando la fascia alta a quanto già annunciato per B760 e H610. Il supporto vale per i modelli DDR4 e DDR5 indistintamente, e riguarda processori che l'azienda continua a chiamare Raptor Lake Next.

L'aggiornamento arriva dopo l'annuncio del 9 ottobre 2026, limitato a B760 e H610. Per accogliere le nuove CPU serve flashare il BIOS della scheda madre: non occorre sostituire la scheda né ricostruire il sistema. I file BIOS sono disponibili nelle pagine di supporto Gigabyte; l'azienda non ha però fornito un elenco definitivo dei modelli di processore compatibili, quindi va consultata la lista CPU della propria scheda.

Il messaggio dell'azienda è diretto: "For anyone who has already invested in an LGA1700 system, this is the upgrade path you were hoping for… More options, lower cost, zero hassle."

Serve anche a ricordare le origini della piattaforma: lo Z790 è arrivato nel 2022, insieme ai primi processori Raptor Lake di 13ª generazione, ed è stato poi usato anche per i chip di 14ª generazione.

Cosa sono i Raptor Lake Next

Sotto questo nome Intel starebbe preparando una nuova famiglia per socket LGA1700, attesa secondo le indiscrezioni all'inizio del 2027. Nessuno di questi dettagli è stato confermato ufficialmente da Intel: si tratta di voci, non di specifiche definitive.

Le configurazioni circolate finora coprono una forbice molto ampia:

Scheda madre Z790 con memoria DDR4 su scrivania luminosa, aggiornamento BIOS per processori Intel
Il supporto alle future CPU Intel si estende anche alle schede Z790 con memoria DDR4.
Ipotesi di modelloP-coreE-coreCore totali
Core 7 (fascia alta)81220
Sostituto Core i5-14600K8816
Core 56410
Core 3404

I chip sarebbero prodotti sul processo Intel 7, con core prestazionali Raptor Cove e core a efficienza Gracemont. I TDP riportati vanno da 65 W a 125 W. Secondo le indiscrezioni non ci sarà un Core i9: la linea si concentrerebbe su budget e fascia media, commercializzata come serie Core 200 ma senza il suffisso Ultra. Il produttore non ha però diffuso alcuna lista ufficiale dei modelli.

Perché la DDR4 è il vero argomento

Il supporto alle schede DDR4 è il cuore dell'annuncio. Chi ha già memoria DDR4 può aggiornare solo la CPU, tenendo scheda madre e RAM esistenti, in un momento in cui il costo della DDR5 spinge molti utenti a rimandare la migrazione di piattaforma.

Non è una mossa isolata: AMD ha già ripubblicato il Ryzen 7 5800X3D per le stesse ragioni, ovvero offrire a chi ha memoria DDR4 una via di aggiornamento senza passare alle DDR5. Quando la RAM nuova costa, tenere in vita la piattaforma esistente diventa la scelta più conveniente.

C'è anche un rovescio della medaglia. Le nuove CPU non promettono salti prestazionali rilevanti, perché l'architettura resterebbe familiare. Il loro appeal si gioca su prezzo e compatibilità, non su un balzo di generazione.

Analisi: il calcolo che conta per chi aggiorna

Due numeri aiutano a leggere la gamma. Nella configurazione di vertice da 20 core, gli E-core sono 12 su 20, cioè il 60%; nel chip da 16 core sono 8 su 16, cioè il 50%: salendo di fascia il progetto si appoggia proporzionalmente di più sui core a efficienza. La seconda è la forbice dei TDP: tra 65 W e 125 W ci sono 60 W di differenza, pari al 92% del valore minimo.

Le fonti non raccontano però la stessa storia con lo stesso grado di precisione. Guru3D apre parlando al plurale di "first manufacturers" e "the companies", come se più produttori avessero pubblicato i BIOS; Wccftech attribuisce tutto a Gigabyte e aggiunge che l'azienda "rimane l'unica ad aver confermato l'intervallo di lancio". Club386 ricorda che la dichiarazione precedente sui chipset B760 e H610 era stata cancellata prima di essere rilanciata. C'è anche una sfumatura sul metodo: Wccftech scrive che le Z790 supporteranno i nuovi processori "out of the box", mentre Club386 è netto nel dire che il BIOS va aggiornato.

Per il lettore con una Z790 DDR4 la sintesi è concreta: il risparmio reale non sta nella scheda tecnica dei Raptor Lake Next, ma nella differenza tra il prezzo della sola CPU e quello di una piattaforma nuova con memoria DDR5. Se quella forbice resta ampia, l'aggiornamento del BIOS vale più di qualunque specifica.

Fonti